Hashtag migliori su Instagram, ecco i segreti per trovarli

Individuare gli hashtag migliori su Instagram non è così scontato. Ma è fondamentale per usarlo nella maniera più proficua. Ancor di più in un momento in la sua crescita appare inarrestabile. La piattaforma creata da Kevin Systrom e Mike Krieger nel lontano 2010, infatti, ha appena sfondato la quota 700 milioni di utenti. Uno sviluppo talmente veloce e massiccio che il New York Times si è lasciato andare a previsioni di un futuro ancor più roseo:  “Instagram sarà il nuovo Facebook”.

Vi offro questi numeri perché per un privato o un’azienda interfacciarsi con questa vetrina è diventato quasi un obbligo. Non tanto per vendere “a freddo” su Instagram (questo accade solo per pochissimi brand molto affermati anche offline), quanto perché farsi conoscere attraverso le immagini e creare una community è un’ottimo preludio al business vero e proprio.

Oggi vi rileverò qualche trucco per sviluppare una corretta strategia di esposizione, per fare in modo che i vostri post siano visti dal target giusto, attraverso un’oculata scelta degli hashtag migliori su Instagram.

Hashtag, cosa sono e perché usarli

Immaginateli come delle grandi narrazioni, un romanzo collettivo, a cui noi contribuiamo con foto o video, raggiungendo così una platea di utenti interessati a quel tema. Gli hashtag hanno la stessa funzione (ed efficacia) che hanno su Twitter. Servono a circoscrivere un post all’interno di un argomento, un luogo, un tema, un soggetto, un genere fotografico.

Proprio come su Twitter, anche su Instagram gli hashtag sono cliccabili e permettono di monitorare in real-time tutto quello che viene pubblicato riguardo a un determinato argomento. Semplicemente sono la porta di accesso da cui persone, a noi prima sconosciute, potranno arrivare su un determinato profilo, mettere un like e (magari) cominciare a seguirlo.

Un buon uso degli hashtag permette infatti di far apparire le vostre foto o video nella sezione “Esplora” di Instagram. Lì sono selezionati tramite un algoritmo i contenuti in linea con gli interessi dell’utente e con i contatti in comune.

All’interno della sezione “Esplora” possiamo trovare informazioni molto utili. Per esempio, se abbiamo una libreria a Pisa, possiamo fare due tipi di ricerche.

La prima è legata all’ambito territoriale. Quindi andrò a vedere cosa mi compare con la semplice query “pisa”. Ci saranno, a questo punto, quattro sotto-sezioni che potrete consultare:

  • cliccando su “Tutto” vi verrà restituito un mix di risultati che comprendono profili, geotag, hashtag che sono più influenti su Pisa;
  • cliccando su “Persone” troverete una lista di profili che contengono la parola Pisa;
  • cliccando su “Tag” troverete una serie di hashtag correlati a Pisa;
  • cliccando su “Luoghi” avrete una lista dei geotag inerenti a luoghi che sono a Pisa e dintorni.

Se cerchiamo “libreria”, stessa storia. Avremo sempre queste quattro sotto-sezioni che ci daranno indicazioni su profili, hashtag e geotag.

Oltre a conoscere quali sono le altre librerie presenti su Instagram (e sono tante!), possiamo vedere anche cosa pubblicano e che hashtag utilizzano per farsi trovare dai loro potenziali clienti (ma non è detto che usino quelli più corretti). Possiamo anche vedere quali sono le persone che pubblicano foto di Pisa, in real-time, e vedere quali hashtag scelgono.

La sottosezione tag è preziosa per l’aspetto degli hashtag correlati: oltre a #pisa troveremo anche #pisatower, #pisaconnection, etc. Anche questi sono da tenere in considerazione per affiancarli agli hashtag più popolari. Idem se cerchiamo #libri.

Hashtag e hub territoriali

Un ruolo chiave su Instagram è svolto dagli hub territoriali. Di cosa si tratta? Sono dei profili che danno voce ad una community di appassionati di Instagram e sono attivi soprattutto per scegliere le foto migliori del giorno. Ne esistono a livello nazionale, come IgersItalia o IG_Italia per citare i più famosi e attivi, per arrivare sino a livello provinciale: igerspisa, ig_napoli, igersvenezia, loves_genova, etc.

Gli hub territoriali non si limitano esclusivamente a pubblicare le foto migliori degli utenti che hanno usato i loro hashtag, ma promuovono di frequente contest, realizzano “instameet” (passeggiate tra instagramers) in luoghi particolari, e talvolta collaborano con brand.

Sono profili seguitissimi, ed apparire in una loro gallery può essere un’ulteriore cassa di risonanza per la nostra attività. Ma sono utili anche per un altro aspetto: ogni post che pubblicano è accompagnato da una serie di hashtag assolutamente in target sul territorio: al classico #pisa si accompagneranno quindi #igerspisa, #igerstoscana #igersitalia, #visittuscany, #tuscanygram, #toscanaamoremio, ecc.

Il consiglio sfacciato che vi do è di copiare buona parte degli hashtag che usano, oppure d’intercettare un profilo privato particolarmente influente sul territorio, e anche lì copiare gli hashtag correlati.

Se siete degli smanettoni, un buon tool per monitorare vita, morte e miracoli di un singolo hashtag è Iconosquare. Negli ultimi tempi è diventato a pagamento, ma il prezzo mensile ancora accessibile merita l’investimento. Da lì potrete notare i cicli di vita di un hashtag, la sua efficacia nel tempo, i Paesi di provenienza e persino gli utenti che lo citano di più. Insomma, una bella panoramica per orientarvi un po’ gestire in modo strategico ogni stringa di hashtag.

Hashtag migliori su Instagram, scegliere tra i popolari o tra quelli di nicchia?

Cliccando su ogni singolo hashtag vedremo quanti contenuti sono stati pubblicati al suo interno. Sotto #pisa si contano qualcosa come oltre 1 milione e 300 mila post pubblici: un’enormità. Non parliamo poi di #toscana o #italia. Sono hashtag con una frequenza di pubblicazione altissima, e praticamente la nostra foto sarà visibile nello stream solo per 5 minuti. Scegliere, quindi, hashtag molto popolari non ci rende più visibili. Al contrario, siamo circondati da un overload di contenuti e rischiamo di sparire in pochi istanti dal feed.

Il mio consiglio è quindi di puntare sugli hashtag territoriali correlati, che hanno frequenze di pubblicazioni più basse, e accompagnare poi il post con gli hashtag legati alla nostra attività. Facciamo sempre l’esempio della nostra libreria: metteremo senz’altro l’hashtag #books, ma poi andremo a colpire anche i correlati:

#amreading #bookstagram #booklover #bibliophile #freebooks #bookaddict #bookphotography #goodreads #whattoread #bookworld #libri #lettura #scrittori etc.

Come vedete ho suggerito sia hashtag in italiano che in inglese, questo perché una buona parte degli utenti di Instagram è anglofona e detta spesso il successo di un hashtag.

Quindi, usare poco hashtag generici e abusati, e concentrarsi soprattutto su quelli più di nicchia. Un rapporto di uno a quattro può andar bene.

Gli hashtag spazzatura

Ci siamo cascati un po’ tutti, soprattutto ai primordi di Instagram. Cercavamo sullo store app che ci consigliassero hashtag molto popolari per guadagnare like e followers, oppure ci agganciavamo alla massa usando sequenze di #likeback #pleasefollow #pleasefollowme e via dicendo.

Mycroft Holmes dice "oh che bella giornata", con l'hashtag #ohwhatabeautifulmorningIn realtà questi hashtag dovete evitarli come la peste. Non solo sono estremamente affollati, con milioni e milioni di post, ma hanno un ulteriore difetto, e non da poco: compromettono l’efficacia di tutta la sequenza di hashtag che avete scritto, compresa la parte buona. Le vostre probabilità di apparire nella sezione “Esplora” crollano perciò a zero.

Se avete installato app che vi suggeriscono questi hashtag, potete disinstallarle senza ripensamenti. Lo stesso vale per tutti quei siti che dispensano le giuste sequenze per soggetto fotografato. Anche lì si va troppo nel generico, e rischiate di arrivare a ben pochi utenti.

Un’altra pratica assurda che non porta alcun beneficio è quella di usare hashtag sullo stile dei teenagers, rigorosamente senza spazio: #comesonofelice#aspassoconleamiche#finalmentedomenica#solesenzanuvole#lugliocolbenechetivoglio#zanzaremaledette

Creano disagio nei profili privati, ma vederli anche in profili aziendali è ancor più inappropriato.

Alcuni consigli pratici

Sto per dire un’ovvietà, ma se la dico è proprio perché in tanti incappano in un errore frequente: usare gli stessi hashtag per tutto. Non funziona così, ogni soggetto o oggetto fotografato necessita del suo apparato di riferimenti ad hoc.

Per esempio, siamo nella stessa libreria di Pisa. Voglio fotografare una mia cliente che legge un libro. Non userò solo gli hashtag territoriali, ma inserirò anche quelli sui libri e quelli sui ritratti. Con una stessa foto colpirò tre pubblici diversi: gli amanti del territorio, quelli dei libri e quelli dei ritratti.

Se io voglio invece postare una foto di un libro poggiato su un tavolo di un bar, magari durante una colazione, trascriverò gli hashtag del posto, quelli dei libri e quelli legati al food e in particolar modo alle colazioni. Ancora una volta con un mix tra hashtag italiani e inglesi. Stessa storia se mi porto il mio libro in un parco o in altri luoghi.

Per evitare di passare la vita a scrivere hashtag nei commenti o nella didascalia, il consiglio che posso darvi è di tenere una serie di liste tematiche già pronte a cui attingere. Suddivideteli in territoriali, genere fotografico, argomento, etc. Infine copiare e incollare. Il tempismo infatti è tutto: un hashtag è efficace se pubblicato contestualmente alla foto, perché permette di essere ritrovati nelle zone alte delle liste. Quindi create la vostra lista personalizzata per quella foto ancor prima di pubblicare la foto.

Lavorare bene con gli hashtag, insieme ad una strategia di ampio respiro, vi porterà ad occupare prima o poi la lista dei “nove” più popolari di un determinato tag… che sia #librerie o #concessionarie. Sarà quello poi a sbloccare un effetto domino che vi porterà ancora più visibilità, apprezzamento… e followers ovviamente.

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Giuseppe Flavio Pagano

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