Le sei migliori risorse per risolvere il blocco dello scrittore

Una penna poggiata su un quaderno bianco che richiama l'idea del blocco dello scrittore

Il blocco dello scrittore (o del copy, nel nostro caso) è una brutta bestia. Si rischia di fissare lo schermo bianco per un pomeriggio senza che ne esca qualcosa che abbia un senso compiuto.

Alcune volte non c’è l’idea di partenza, altre volte c’è ma è ancora troppo vaga. Oppure ci si incaponisce sull’attacco del pezzo non riuscendo ad andare oltre le prime tre righe. In altri casi ancora si ha in mente l’attacco ma non si è in grado di dargli respiro con un adeguato sviluppo. Altre volte a mancare è il titolo. Prima o poi capita a tutti, ma è facile uscirne.

Spesso si tende a credere che pubblicare regolarmente alla fine prosciughi le energie creative, come se gli argomenti fossero dei pozzi ad esaurimento. In realtà dovrebbe essere il contrario: più posti contenuti rilevanti per i lettori, più hai voglia e ispirazione per affrontare tutte le sfumature che un topic si porta dietro.

Nel nostro lavoro abbiamo a disposizione delle Muse. Forse non hanno l’aspetto semidivino che potevano avere per gli artisti greci, ma svolgono bene la funzione di fonti di ispirazione. Una volta circoscritta l’idea di partenza, il più è fatto.

Ecco le sei Muse con cui superare il blocco dello scrittore.

Alla ricerca della parola chiave

Le parole chiave sono come porti in mezzo al mare. Non mettere la tua barca in acqua se non hai prima tracciato rotte che ti portino esattamente alle tue personas di riferimento. Individuare le keywords legate alla tua attività servirà poi a farti individuare online all’interno del mare magnum dei contenuti che vengono pubblicati ogni giorno, oltre che farti superare l’empasse da blocco dello scrittore.

Meglio partire subito dal principio di utilità: “qual è l’argomento su cui potrei scrivere per essere utile al mio pubblico?”.

Fatto questo, possiamo ricorrere a tool che possano darci dei suggerimenti validi non solo per cercare una semplice keyword (per esempio “content marketing”), ma anche per strutturarla all’interno di una long trail. L’immancabile compagno di viaggio, quando si parla di parole chiave, è Google Keyword Planner.

Si tratta di uno strumento molto prezioso, perché ti fornisce una lista di alternative e di keywords correlate a quelle che usi più di frequente, offrendoti quindi delle idee a cui attingere per i tuoi contenuti. Grazie ai volumi di ricerca su base mensile ti restituisce inoltre anche un indice di popolarità delle ricerche per keywords, così da intercettare quelle più performanti in un dato periodo.

Un ottimo tool complementare è Ubersuggest. A seconda delle lingue offre un elenco di parole chiave basate sui suggerimenti Google nella casella di ricerca. Ubersuggest organizza poi i risultati in ordine alfabetico. Cliccando su questi risultati è possibile ricavare un’ulteriore lista di suggerimenti, tra cui anche keyphrase correlati alla query originaria.

Schermata di Ubersuggest, tool che suggerisce combinazioni di keywords per superare il blocco dello scrittore

Un mix tra le funzionalità di Keyword Planner e Ubersuggest le troviamo invece in Keywordtool. Restituisce sino a 750 risultati per keyword (nella versione free) e permette di individuare i risultati a seconda del database interrogato (come Google, Bing, Youtube). Nella versione pro troviamo anche l’indicazione dei volumi di ricerca e il livello di competitività della parola chiave.

La domanda giusta

Tante volte per scrivere un buon contenuto hai bisogno di una buona domanda da cui partire. E le domande giuste può farle Answer the public. Vai sul sito, poni una semplice parola chiave nella stringa di ricerca e ti offrirà una lunghissima lista di domande e relative varianti. Tutti i risultati saranno accorpati in ramificazioni sotto avverbi interrogativi. Per esempio “chi”, “come”, “perché”, “quando”, etc.

Al di là della facilità d’uso questo tool, è davvero una risorsa assai utile. Fa quello che altre piattaforme ancora faticano a fare: applica il linguaggio naturale a quelle che sono semplici keywords di partenza, razionalizzando le curiosità espresse online rispetto a un determinato argomento. Restituisce così, in forma grafica, l’evoluzione delle domande che si possono sviluppare attorno ad un tema.

Per gli anglofoni ci sono ulteriori strumenti a disposizione per intercettare le domande del pubblico di riferimento, come Quora oppure Reddit. Vale sempre la pena dare un’occhiata agli argomenti più dibattuti e soprattutto a come la domanda sia posta.

Generatori di titoli

Fermo restando che i migliori titoli escono fuori dalla creatività umana, qualcuno ha messo a punto dei tool che permettono di superare il blocco del titolo. Purtroppo sono soltanto in lingua inglese, ma con uno step successivo di traduzione in italiano non perdono molto in efficacia.

Un primo strumento è Tweak your biz. Inserisci un argomento o una parola chiave per vedere i risultati ordinati sotto diverse tipologie titolo: how to, lista, domanda, motivazione, etc.

Un altro generatore di titoli, ma più dotato di personalità, è Portent. Per avere ancora più opzioni basta aggiornare la pagina dei risultati. Purtroppo non offre sempre titoli perfetti, spesso alcuni di loro non hanno senso. Ma guardando i vari suggerimenti non è difficile ricavarne il proprio titolo. Ricordati però poi di rispettare il mandato che ti sei dato con il titolo.

Sempre sul pezzo

Rimanere aggiornati sulle novità è un comandamento irrinunciabile, soprattutto quando vuoi staccare con i post evergreen e orientarti sull’attualità. Uno strumento da cui partire è senza dubbio Google Trends. Su questa piattaforma possiamo comparare più chiavi di ricerca, individuare la più popolare in un determinato momento e osservare le oscillazioni che quella parola o quell’argomento hanno avuto in termini di volumi di ricerca.

In moltissimi settori del business orientarsi sulle tendenze di stagione può essere determinante, come per esempio nel travel blogging, nel filone eno-gastronomico, nel socialmedia management, etc.

Alle volte pubblicare nel momento giusto un contenuto che contiene una certa keyword può far schizzare il tuo pezzo nelle quote alte della SERP, per questo un’occhiata a Google Trends è sempre una buona norma.

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Ipse dixit!

Per trovare l’ispirazione e superare il blocco dello scrittore tante volte basta fare una bella rassegna stampa e prendere spunto dai migliori nel tuo campo.

Ma per fare una content discovery a colpo sicuro, e non trovarsi ogni giorno a sacrificare ore preziose per leggere contributi di dubbia qualità, esistono degli strumenti che vi permettono di tener traccia dei contenuti più influenti.

Nel campo del content marketing un nome che vale la pena citare è Zest. Si tratta di un feed di storie e notizie di business e marketing, selezionate però da un team umano. Raccoglie fonti in inglese, ma d’altra parte in questo campo le voci più autorevoli provengono da oltre Atlantico.

Schermata di Buzzsumo, sito che raduna i contenuti più condivisi sui social

Per quanto riguarda invece gli aspetti più “automatizzati”, un buon strumento da cui partire è Buzzsumo. Si tratta di una piattaforma che intercetta i contenuti più condivisi nei principali social network e permette di individuare quali siano le voci più influenti per uno specifico settore. Si possono effettuare anche ricerche per tipologie di contenuto (es. articoli, infografiche, video e interviste) e filtrarle poi per data, lingua e Paese (ma solo nella versione pro).

Se già sai quali sono le voci a cui affidarti, e quindi vuoi tenerti aggiornato su tutti i nuovi contenuti che hanno pubblicato, la soluzione è abbonarti ai Feed RSS dei loro siti. Piattaforme come Netvibes ti aiuteranno a gestirne il flusso, catalogarlo in sezioni e sottosezioni, e personalizzare molte impostazioni. La rassegna stampa sarà così un gioco da ragazzi.

Repackage

Se hai avuto una buona intuizione in passato nulla ti vieta di riutilizzarla. Ma dovrai cambiare “grammatica” e veste per farlo apparire nuovo ancora una volta. Per esempio, trasformare un post lungo in un video di 10 minuti. O convertire il podcast di un’intervista in un post sul blog. Oppure tornare ad aggiornare un vecchio post se ci sono novità rilevanti sull’argomento. Oppure dare un nuovo taglio ad un’argomento già affrontato, magari con qualche case history recente.

Nel caso di un cambio di supporto, per esempio da post scritto a video, bisogna assicurarsi però di avere i mezzi adeguati affinché il contenuto “nuovo” si integri con il piano editoriale già esistente, oppure cambiare tempi e modi di esposizione nel passaggio da un media all’altro.

Tolstoj e il blocco dello scrittore

Ritratto di Lev TolstojSolo la continua sperimentazione di tutte queste risorse suggerite vi darà la vostra personale ricetta, quella che dà soddisfazione sia alla vostra penna sia alle persone che vi leggono.

C’è una risorsa di cui non abbiamo scritto, ma che è implicita quando si parla di copywriting: essere creativi. Sembra banale come osservazione, ma non lo è. Per essere “memorabili” occorre che già nella fase di stesura delle idee vi diate qualche guizzo imprevedibile. Per esempio a me ronzava in testa qualcosa come “quello che Lev Tolstoj può insegnare al content marketing”. Ora, non so se Anna Karenina c’entri molto con il nostro lavoro (ad occhio direi di no), però c’è una frase di Tolstoj che ci può fare da supporto e da guida anche quando ci arrovelliamo per ore su un post: «Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è la vigliaccheria dell’anima».

Hashtag migliori su Instagram, ecco i segreti per trovarli

Come scegliere gli hashtag migliori su Instagram. Una ragazza incrocia le mani imitando il simbolo dell'hashtag.

Individuare gli hashtag migliori su Instagram non è così scontato. Ma è fondamentale per usarlo nella maniera più proficua. Ancor di più in un momento in la sua crescita appare inarrestabile. La piattaforma creata da Kevin Systrom e Mike Krieger nel lontano 2010, infatti, ha appena sfondato la quota 700 milioni di utenti. Uno sviluppo talmente veloce e massiccio che il New York Times si è lasciato andare a previsioni di un futuro ancor più roseo:  “Instagram sarà il nuovo Facebook”.

Vi offro questi numeri perché per un privato o un’azienda interfacciarsi con questa vetrina è diventato quasi un obbligo. Non tanto per vendere “a freddo” su Instagram (questo accade solo per pochissimi brand molto affermati anche offline), quanto perché farsi conoscere attraverso le immagini e creare una community è un’ottimo preludio al business vero e proprio.

Oggi vi rileverò qualche trucco per sviluppare una corretta strategia di esposizione, per fare in modo che i vostri post siano visti dal target giusto, attraverso un’oculata scelta degli hashtag migliori su Instagram.

Hashtag, cosa sono e perché usarli

Immaginateli come delle grandi narrazioni, un romanzo collettivo, a cui noi contribuiamo con foto o video, raggiungendo così una platea di utenti interessati a quel tema. Gli hashtag hanno la stessa funzione (ed efficacia) che hanno su Twitter. Servono a circoscrivere un post all’interno di un argomento, un luogo, un tema, un soggetto, un genere fotografico.

Proprio come su Twitter, anche su Instagram gli hashtag sono cliccabili e permettono di monitorare in real-time tutto quello che viene pubblicato riguardo a un determinato argomento. Semplicemente sono la porta di accesso da cui persone, a noi prima sconosciute, potranno arrivare su un determinato profilo, mettere un like e (magari) cominciare a seguirlo.

Un buon uso degli hashtag permette infatti di far apparire le vostre foto o video nella sezione “Esplora” di Instagram. Lì sono selezionati tramite un algoritmo i contenuti in linea con gli interessi dell’utente e con i contatti in comune.

All’interno della sezione “Esplora” possiamo trovare informazioni molto utili. Per esempio, se abbiamo una libreria a Pisa, possiamo fare due tipi di ricerche.

La prima è legata all’ambito territoriale. Quindi andrò a vedere cosa mi compare con la semplice query “pisa”. Ci saranno, a questo punto, quattro sotto-sezioni che potrete consultare:

  • cliccando su “Tutto” vi verrà restituito un mix di risultati che comprendono profili, geotag, hashtag che sono più influenti su Pisa;
  • cliccando su “Persone” troverete una lista di profili che contengono la parola Pisa;
  • cliccando su “Tag” troverete una serie di hashtag correlati a Pisa;
  • cliccando su “Luoghi” avrete una lista dei geotag inerenti a luoghi che sono a Pisa e dintorni.

Se cerchiamo “libreria”, stessa storia. Avremo sempre queste quattro sotto-sezioni che ci daranno indicazioni su profili, hashtag e geotag.

Oltre a conoscere quali sono le altre librerie presenti su Instagram (e sono tante!), possiamo vedere anche cosa pubblicano e che hashtag utilizzano per farsi trovare dai loro potenziali clienti (ma non è detto che usino quelli più corretti). Possiamo anche vedere quali sono le persone che pubblicano foto di Pisa, in real-time, e vedere quali hashtag scelgono.

La sottosezione tag è preziosa per l’aspetto degli hashtag correlati: oltre a #pisa troveremo anche #pisatower, #pisaconnection, etc. Anche questi sono da tenere in considerazione per affiancarli agli hashtag più popolari. Idem se cerchiamo #libri.

Hashtag e hub territoriali

Un ruolo chiave su Instagram è svolto dagli hub territoriali. Di cosa si tratta? Sono dei profili che danno voce ad una community di appassionati di Instagram e sono attivi soprattutto per scegliere le foto migliori del giorno. Ne esistono a livello nazionale, come IgersItalia o IG_Italia per citare i più famosi e attivi, per arrivare sino a livello provinciale: igerspisa, ig_napoli, igersvenezia, loves_genova, etc.

Gli hub territoriali non si limitano esclusivamente a pubblicare le foto migliori degli utenti che hanno usato i loro hashtag, ma promuovono di frequente contest, realizzano “instameet” (passeggiate tra instagramers) in luoghi particolari, e talvolta collaborano con brand.

Sono profili seguitissimi, ed apparire in una loro gallery può essere un’ulteriore cassa di risonanza per la nostra attività. Ma sono utili anche per un altro aspetto: ogni post che pubblicano è accompagnato da una serie di hashtag assolutamente in target sul territorio: al classico #pisa si accompagneranno quindi #igerspisa, #igerstoscana #igersitalia, #visittuscany, #tuscanygram, #toscanaamoremio, ecc.

Il consiglio sfacciato che vi do è di copiare buona parte degli hashtag che usano, oppure d’intercettare un profilo privato particolarmente influente sul territorio, e anche lì copiare gli hashtag correlati.

Se siete degli smanettoni, un buon tool per monitorare vita, morte e miracoli di un singolo hashtag è Iconosquare. Negli ultimi tempi è diventato a pagamento, ma il prezzo mensile ancora accessibile merita l’investimento. Da lì potrete notare i cicli di vita di un hashtag, la sua efficacia nel tempo, i Paesi di provenienza e persino gli utenti che lo citano di più. Insomma, una bella panoramica per orientarvi un po’ gestire in modo strategico ogni stringa di hashtag.

Hashtag migliori su Instagram, scegliere tra i popolari o tra quelli di nicchia?

Cliccando su ogni singolo hashtag vedremo quanti contenuti sono stati pubblicati al suo interno. Sotto #pisa si contano qualcosa come oltre 1 milione e 300 mila post pubblici: un’enormità. Non parliamo poi di #toscana o #italia. Sono hashtag con una frequenza di pubblicazione altissima, e praticamente la nostra foto sarà visibile nello stream solo per 5 minuti. Scegliere, quindi, hashtag molto popolari non ci rende più visibili. Al contrario, siamo circondati da un overload di contenuti e rischiamo di sparire in pochi istanti dal feed.

Il mio consiglio è quindi di puntare sugli hashtag territoriali correlati, che hanno frequenze di pubblicazioni più basse, e accompagnare poi il post con gli hashtag legati alla nostra attività. Facciamo sempre l’esempio della nostra libreria: metteremo senz’altro l’hashtag #books, ma poi andremo a colpire anche i correlati:

#amreading #bookstagram #booklover #bibliophile #freebooks #bookaddict #bookphotography #goodreads #whattoread #bookworld #libri #lettura #scrittori etc.

Come vedete ho suggerito sia hashtag in italiano che in inglese, questo perché una buona parte degli utenti di Instagram è anglofona e detta spesso il successo di un hashtag.

Quindi, usare poco hashtag generici e abusati, e concentrarsi soprattutto su quelli più di nicchia. Un rapporto di uno a quattro può andar bene.

Gli hashtag spazzatura

Ci siamo cascati un po’ tutti, soprattutto ai primordi di Instagram. Cercavamo sullo store app che ci consigliassero hashtag molto popolari per guadagnare like e followers, oppure ci agganciavamo alla massa usando sequenze di #likeback #pleasefollow #pleasefollowme e via dicendo.

Mycroft Holmes dice "oh che bella giornata", con l'hashtag #ohwhatabeautifulmorningIn realtà questi hashtag dovete evitarli come la peste. Non solo sono estremamente affollati, con milioni e milioni di post, ma hanno un ulteriore difetto, e non da poco: compromettono l’efficacia di tutta la sequenza di hashtag che avete scritto, compresa la parte buona. Le vostre probabilità di apparire nella sezione “Esplora” crollano perciò a zero.

Se avete installato app che vi suggeriscono questi hashtag, potete disinstallarle senza ripensamenti. Lo stesso vale per tutti quei siti che dispensano le giuste sequenze per soggetto fotografato. Anche lì si va troppo nel generico, e rischiate di arrivare a ben pochi utenti.

Un’altra pratica assurda che non porta alcun beneficio è quella di usare hashtag sullo stile dei teenagers, rigorosamente senza spazio: #comesonofelice#aspassoconleamiche#finalmentedomenica#solesenzanuvole#lugliocolbenechetivoglio#zanzaremaledette

Creano disagio nei profili privati, ma vederli anche in profili aziendali è ancor più inappropriato.

Alcuni consigli pratici

Sto per dire un’ovvietà, ma se la dico è proprio perché in tanti incappano in un errore frequente: usare gli stessi hashtag per tutto. Non funziona così, ogni soggetto o oggetto fotografato necessita del suo apparato di riferimenti ad hoc.

Per esempio, siamo nella stessa libreria di Pisa. Voglio fotografare una mia cliente che legge un libro. Non userò solo gli hashtag territoriali, ma inserirò anche quelli sui libri e quelli sui ritratti. Con una stessa foto colpirò tre pubblici diversi: gli amanti del territorio, quelli dei libri e quelli dei ritratti.

Se io voglio invece postare una foto di un libro poggiato su un tavolo di un bar, magari durante una colazione, trascriverò gli hashtag del posto, quelli dei libri e quelli legati al food e in particolar modo alle colazioni. Ancora una volta con un mix tra hashtag italiani e inglesi. Stessa storia se mi porto il mio libro in un parco o in altri luoghi.

Per evitare di passare la vita a scrivere hashtag nei commenti o nella didascalia, il consiglio che posso darvi è di tenere una serie di liste tematiche già pronte a cui attingere. Suddivideteli in territoriali, genere fotografico, argomento, etc. Infine copiare e incollare. Il tempismo infatti è tutto: un hashtag è efficace se pubblicato contestualmente alla foto, perché permette di essere ritrovati nelle zone alte delle liste. Quindi create la vostra lista personalizzata per quella foto ancor prima di pubblicare la foto.

Lavorare bene con gli hashtag, insieme ad una strategia di ampio respiro, vi porterà ad occupare prima o poi la lista dei “nove” più popolari di un determinato tag… che sia #librerie o #concessionarie. Sarà quello poi a sbloccare un effetto domino che vi porterà ancora più visibilità, apprezzamento… e followers ovviamente.

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Visual content: 5 tools gratis per le immagini del tuo blog

visual content: immagine di due persone con macchina fotografica su sfondo panoramico arancione

Ve l’avranno già detto in tutte le salse: i contenuti sono l’aspetto più importante di un blog. Vero, verissimo. Ma anche i migliori contenuti hanno bisogno dell’abito più adeguato per debuttare in società. Questo abito è il visual content, e necessita di tante cure quante ne richiede la parte testuale.

In alcuni casi le immagini diventano persino la parte più rilevante di un post di visual storytelling. Proprio per questo motivo foto e grafiche necessitano di un approccio che sia creativo ma anche semplice e immediato, in modo che non ci sia bisogno di convocare un professionista ogni volta che ci si accinga a pubblicare un nuovo contenuto.

 

Come migliorare il visual content

Quali strumenti usare per migliorare il visual content di un blog? Un grafico non avrebbe dubbi: vi direbbe Adobe Photoshop o Adobe Illustrator. Ma non sempre c’è il tempo e la voglia di stare a smanettare tra livelli e sfumature, e per fortuna il web offre decine di alternative valide. Qui vi consiglio cinque tools che potrebbero farvi risparmiare molto tempo ed avere comunque dei risultati di qualità.

The Stocks

Un tempo c’erano i siti di immagini stock, ed esistono ancora. Ma dal punto di vista emozionale offrono ben poco, perché la sensazione è di trovarsi davanti scene più false delle banconote del Monopoly. Poi è arrivata la ricerca di visual content non coperti da copyright grazie a Google immagini, ma 9 volte su 10 le foto sono di qualità discutibile e di pertinenza dubbia. Quindi sono arrivati siti come Pexel, Unsplash, Pixabay e PicJumbo, e la vita del blogger è diventata più semplice.

Ma come fare a raccogliere in un’unica pagina i risultati provenienti da siti come Unsplash, Little Visuals, Visual Hunt, Startup Stock, Pexel, Getrefe, Women in teak e molti altri? Esiste The Stocks, il motore di ricerca per reperire agilmente immagini di qualità con licenza Creative Commons.

Recentemente è stato messo a punto anche un motore di ricerca di contenuti Creative Commons, che pesca tra oltre 9 milioni di immagini. Ma data la mole imponente di risultati, spesso non in linea con le parole chiave scelte, vale la pena utilizzarlo solo quando su The Stocks non c’è quello che cerchi.

Canva

Canva vi cambia la vita. Molte volte sarete costretti ad inserire una scritta sull’immagine scelta, oppure dovrete creare un visual accattivante per il lancio del di un articolo sui social. Ebbene, Canva fa tutto questo, e anche di più.

Uno dei grossi punti di merito dell’esperienza di Canva è il fatto che mette a disposizione gratuitamente una suite abbastanza completa di strumenti, ovvero:

  • Free Photos: gallery di foto utilizzabili anche a scopo commerciale
  • Grids: griglie per la disposizione delle immagini
  • Frames: layout preimpostati per il tuo progetto
  • Shapes: forme geometriche di ogni tipo
  • Illustrations: piccole illustrazioni da inserire nel progetto
  • Icons: tipi di icone adatte a diverse tematiche

Altro elemento qualificante di questo tool è la presenza di progetti preimpostati per diversi tipi di destinazione: post Facebook, Twitter, Instagram, presentazioni generiche, cartoline e molto altro.

Chiaramente le funzionalità e le risorse interne aumentano considerevolmente se vorrete acquistare i singoli elementi, ma anche nella versione free potrete tirar fuori dei visual di grande impatto.

Easely

Se la vostra fissazione sono le infografiche e non volete perdere giornate intere per crearle, la soluzione che fa per voi è Easely. Certo, la scelta ideale per le infografiche sarebbe progettarle e realizzarle taylor-made sul vostro contenuto insieme ad un grafico, ma questo strumento potrebbe essere il giusto compromesso tra qualità e rapidità. Le infografiche si possono creare anche con Canva, ma Easely ha il vantaggio di accedere ad una platea sconfinata di progetti tematici già creati da altri utenti.

Come per Canva esiste una versione a pagamento che sblocca una lista assai lunga di oggetti e contenuti che potranno aiutare a migliorare molto la resa del vostro progetto.

Make a GIF

Sempre più blogger amano usare contenuti multimediali più leggeri e versatili dei video, come le vecchie care GIF. Per dare un tocco d’ironia ai post, per un lancio originale sui social, oppure per cavalcare il meme virale del momento, questo formato ha tantissime potenzialità espressive.

Ci sono decine di tool utili per creare GIF ed è difficile isolarne una. Tuttavia Make a GIF è la soluzione ideale da cui partire, soprattutto permette di creare GIF da immagini caricate, video, webcam e contenuti YouTube.

Inoltre mette a disposizione uno spazio hosting per le vostre creazioni. Su Facebook, per esempio, è possibile caricare le GIF solo come permalink. Con Make a GIF potete aggirare il problema e ospitare i contenuti che avete creato senza necessariamente passare prima per un blog.

Meme Generator

Se l’ironia è il vostro pane quotidiano, allora c’è un altro strumento che potete prendere in considerazione per creare facilmente dei meme e farli circolare nelle community e sui social oltre che ospitarli nel vostro blog. È Meme Generator.

Un’interfaccia molto semplice ti permette di partire da una base nota (p.es. la faccia soddisfatta di Barack Obama) e di inserire la freddura che volete. In pochi passi potrete scaricare poi l’immagine che avete appena creato.