Come la realtà virtuale cambierà il content marketing

Realtà virtuale e content marketing, un binomio che nei prossimi anni potrebbe rivoluzionare la fruizione dei contenuti e rendere il cliente molto più di un semplice lettore, un vero e proprio co-regista.

Dapprima vennero i testi, poi le immagini, quindi i video. E’ l’evoluzione dei contenuti che non si ferma. Il nuovo (medium) che avanza e di cui si parlerà sempre di più nel prossimo futuro. La realtà virtuale ha tutte le carte in regola per affermarsi anche nel content marketing, perché garantisce quel che l’utente/cliente cerca: un coinvolgimento sempre più realistico e immersivo nei contenuti.

Una ricerca condotta da Goldman Sachs rivela che le tecnologie VR, per quanto di nicchia al momento, si diffonderanno molto rapidamente, sui livelli degli smartphone.

Le aspettative dei consumatori riguardo a questa tecnologia sono molto alte: secondo i dati Greenlight Insights, il 62% dei consumatori si sentirebbe maggiormente coinvolto da un marchio che sponsorizzasse un’esperienza in VR, mentre il 71% dei consumatori considera lungimiranti i marchi che già si servono della realtà virtuale.

Alle origini della realtà virtuale

Le sperimentazioni sulla realtà virtuale partirono, inizialmente,  con lo scopo di eliminare il gap tra persone e tecnologia. In questo senso si era mossa la società Leap Motion, fondata nel 2010, che per prima s’impegnò a testare i benefici di questa tecnologia. A tal proposito il chief of staff, Caleb Kruse, ha esplicitato a parole il modo in cui l’utente vive e sente un ambiente virtuale immersivo, capace di ottimizzare la sua percezione e la sua interazione.

“Quello che il touchscreen è diventato per lo smartphone, lo diventeranno le mani per la realtà virtuale. Senza utilizzare le proprie mani reali, ma la loro trasposizione nella realtà virtuale, si finisce per avere un vero e proprio avatar che riproduce gli stessi gesti compiuti dallo user. Tutto ciò è estremamente potente!”

ragazza corre in bicicletta con l'aiuto della realtà virtuale

Immersività e co-regia dei contenuti

L’immersività è l’elemento chiave di una narrazione di qualsiasi tipo in VR. Lo spettatore/utente non è più posto davanti ad una realtà che si dispiega davanti a lui frontalmente, ma diventa egli stesso parte attiva della narrazione. Il suo field of view è determinante al fine di co-creare la narrazione. Come se il proprio sguardo fosse co-regista e co-editore di ciò che gli passa davanti.

Se fino a questo momento le applicazioni di realtà virtuale hanno visto prevalere le esperienze da seduti, il futuro è “walk-around VR”. Ovvero sarà possibile spostarsi all’interno di una stanza virtuale e magari visitare un museo o guardare tra gli scaffali di un supermercato standosene comodamente nel proprio salotto.

Appare evidente dunque quanto la VR, oltre che per il gaming, l’istruzione, l’architettura, la medicina, possa rivelarsi potente ed efficace per il content marketing: il mondo smette di essere piatto e limitato allo schermo di uno smartphone o di un pc. Non più play, pause e stop, ma comandi molto più evoluti, abilitati da specifici controller, che diventano strumenti alla base di un’interazione più fluida e realistica tra utente e contenuto.

Le nuove frontiere della realtà virtuale

È chiaro che al momento i costi d’ingresso per le aziende che vogliono inserire la VR per promuovere la propria attività sono ancora alti, ma alcuni brand e istituzioni hanno aperto la via cominciando ad investire. Un case history importante in campo no profit è “A Walk Through Dementia”, un’app progettata e realizzata dall’Alzheimer’s Research UK. La realtà virtuale, in questo caso, serve a far capire a chi assiste i pazienti affetti da demenza a quali e quante difficoltà essi debbano far fronte quotidianamente.

In ambito business invece basta ricordare quel che ha realizzato AirBnB per la comunicazione sui social dell’offerta di alloggi in giro per il mondo, oppure Zenith Aircraft Company con video su Youtube di voli dimostrativi, girati con riprese stereoscopiche a 360 gradi.

Sono solo alcuni esempi pioneristici dell’uso della realtà virtuale in ambito content marketing. I brand che saranno in grado di sposare i loro contenuti con un’interfaccia più human-centered, con modelli narrativi sempre più aperti, avranno la possibilità di distinguersi come leader del settore. Per gli altri il rischio è quello di estinguersi o, nella migliore delle ipotesi, di rimanere indietro.

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Giuseppe Flavio Pagano

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