Artrooms sceglie la piattaforma DAO Content per la call for artists 2018

Non solo content marketing, ma anche arte contemporanea. Il team DAO Content è felice di affiancare il progetto Artrooms, una solida realtà italiana che ha trovato base nella capitale inglese. Da tre anni lancia una “chiamata alle arti” che si propone di valorizzare i migliori autori indipendenti in circolazione, offrendo loro spazi espositivi gratuiti.

Artrooms adesso giunge alla sua quarta edizione con la call for artists 2018. A noi di DAO Content il compito di realizzare la piattaforma che si occuperà di raccogliere le candidature provenienti dagli artisti in concorso.

Abbiamo raggiunto la ‘mente’ di Artrooms, Cristina Cellini Antonini, per farci raccontare qualcosa di questo interessante e innovativo progetto.

 

I curatori del progetto Artrooms
La curatrice Cristina Cellini Antonini insieme a Francesco Fanelli e Chiara Canal
Raccontaci un po’ di te e come ti sei avvicinata al mondo dell’arte?

Da italiani, l’arte è qualcosa che abbiamo nel DNA, ancora di più forse da romana, ho avuto la fortuna di crescere circondata dall’arte e dall’amore per la bellezza, la storia, l’archeologia.

Ho sempre lavorato nel mondo dell’arte, dal teatro alle arti visive. Le prime mostre o, per meglio dire, installazioni le ho organizzate a Roma nel 2000. A Londra ho aperto con Chiara Canal la galleria d’arte Le Dame nel 2013 e pochi mesi dopo, con Francesco Fanelli, abbiamo avviato il progetto Artrooms che oggi è alla sua 4 edizione.

Come nasce il progetto Artrooms e quali realtà hai coinvolto?

Artrooms nasce da un’esperienza che avevo fatto anni prima. Mi era capitato di visitare una mostra in un albergo e il fatto di esibire in uno spazio non convenzionale mi era piaciuto molto. Le fiere in hotel sono nate più di 20 anni fa in Oriente, per necessità o, per meglio dire, per mancanza di spazi comuni, di luoghi di aggregazione.

In Europa non avevano mai preso piede proprio perché nelle nostre città abbiamo sempre avuto il concetto di piazza o di luoghi simili in cui ritrovarci. Mentre stavo verificando se l’idea di Artrooms potesse funzionare, ho ragionato proprio su questo: sull’idea di spazio comune, di un luogo dove si potesse creare un’occasione di incontro tra l’artista e il collezionista, fino al coinvolgimento delle gallerie, dei dealers e di tutti gli addetti ai lavori.

Londra è sicuramente una piazza atipica rispetto alle altre capitali europee, non solo per il nostro settore. È una città che manca di spazi, e quei pochi che sono disponibili hanno prezzi inavvicinabili. Da qui, l’intuizione della fiera in hotel. La camera d’albergo come spazio espositivo non è soltanto una sfida per l’artista, ma una grande occasione di incontro. Nell’intimità della camera, il rapporto contenuto e discreto tra artista e collezionista diventa semplice.

Inoltre questo format, ci permette di contenere i costi e quindi di dare agli artisti lo spazio gratuitamente. Cosa abbastanza rara nel nostro settore. Anzi, credo di poter affermare che Artrooms sia un esempio unico al mondo!

Tutto questo pero’ non sarebbe stato possibile senza il sostegno e l’appoggio del Meliá White House Hotel e in particolare del suo GM Gioele Camarlinghi che fin da subito ha creduto fortemente in questo progetto dandoci la massima disponibilità. Le realtà coinvolte sono moltissime, dai Partners come DAO Content, agli Sponsors, alle gallerie presenti in UK e in particolare a Londra.

Artrooms ha l’ambizione di voler diventare un punto di riferimento per individuare talenti provenienti da tutto il mondo. Da quest’anno abbiamo lanciato un Gallery Affiliation Programme, che permette alle gallerie di avere un’opzione sugli artisti presenti in fiera. Noi offriamo alle gallerie un servizio di scouting unico nel suo genere, inoltre “testiamo” gli artisti durante la fiera attraverso le vendite, tutti dati che possono aiutare la galleria nel momento della scelta di un artista.

Oltre a questo programma, per l’Edizione del 2018, lanceremo anche Artrooms Satellite Programme, che prevederà una serie di eventi e iniziative in contemporanea alla fiera ma in zone diverse della città.

 

Neon che riproduce la silhouette di donna
Romily Alice, Neon Portrait #1

 

Perché hai scelto Londra come quartier generale per quest’attività? Che contatti mantieni invece con l’Italia?

La scelta di Londra non è legata all’attività, piuttosto direi il contrario. Vivevo già a Londra da un paio d’anni quando ho ideato Artrooms. Con l’Italia, ho un rapporto stabile, dato dai legami con la famiglia e le amicizie, ma anche per motivi di lavoro.

Fortunatamente gli italiani sono ancora tra i più grandi collezionisti al mondo, non solo per la quantità delle opere acquistate, ma proprio perché hanno la capacità e la conoscenza per apprezzare l’arte contemporanea.
Inoltre, stiamo lavorando per lanciare un Edizione Italiana di Artrooms e speriamo di poter aprire Artrooms Roma già nel 2018.

 

Secondo la tua visione, quanto l’arte contemporanea deve investire oggi sul digital per allargare la sua platea di investitori e fruitori?

L’arte è un mercato (anzi, visti i fatturati, una vera e propria industria!) fuori dal comune. Io lo definisco spesso il Far West, nel senso che credo sia l’ultimo baluardo della “non regolamentazione”. Ci sono leggi, ma poche. Qualsiasi altra industria è regolamentata da leggi, norme europee e non, decreti… l’arte non proprio. Credo che per sua natura e per quella dei suoi protagonisti (in particolare gli artisti) sia impossibile imbrigliarla.

Nonostante questo, se da un lato c’è una parte del mondo dell’arte che vive di segretezza, tenendo le informazioni per un circolo molto ristretto di persone (mi riferisco soprattutto al Secondary Market), dall’altro il mercato dell’arte contemporanea ha sempre più necessità di rivolgersi ad una platea internazionale, quindi il mondo “digital” è una risorsa di primaria importanza.
Un grande esempio sono piattaforme come Project Art -The Social Art Market e Art Finder.

 

Borse trasparenti con oggetti
Debra Franses Bean, ARTBAGS

 

Perché avete scelto la partnership di DAO Content per la realizzazione del sito di Artrooms?

Era già un paio di anni che avevamo la necessità di trovare un partner forte nel settore IT.

Il nostro sito è dinamico e lavoriamo con molte immagini, basti pensare che ogni anno ci arrivano circa 800 domande da parte di artisti ognuno dei quali ha la possibilità di caricare online 3 opere, il che ci porta ad oltre 2400 solo per le candidature.

Dopo vari incontri, DAO Content si è rivelato il partner ideale in grado di garantire il funzionamento del sito e dei meccanismi di candidatura e selezione delle opere.

 

Quali sono le nuove funzionalità e quali i vantaggi vi attendete da questo rinnovamento?

Innanzitutto la possibilità da parte dell’artista di caricare 3 immagini nel proprio profilo e di compilare una candidatura completa di tutte le possibili informazioni. Tutti questi dati saranno poi valutati da un Comitato di Selezione composto di persone esperte nel mondo dell’arte, che ci aiuterà a selezionare i 70 artisti a cui Artrooms offrirà lo spazio espositivo.

Tutto il sistema di votazione è online, e questo garantisce agli artisti e a noi la massima trasparenza.
Anche il pubblico può partecipare, ogni anno infatti scegliamo l’artista che ha ottenuto più voti dal pubblico.

La nuova piattaforma inoltre ci consente di pubblicare news e video non solo della fiera, ma anche di ogni singolo artista oppure dei nostri partner, diventando cosi una finestra sul mondo dell arte contemporanea che presenta eventi in tutto il mondo contemporaneamente.

Un visitatore può creare il proprio profilo, scegliere il suo artista preferito e tenersi sempre informato sulle attività dell’artista, sia che si trovi a Londra che altrove.

 

Quali sono i prossimi step che hai in mente per Art Rooms?

Come dicevo prima, dopo 3 Edizioni, siamo pronti per lanciare nuove Edizioni di Artrooms in altri Paesi, tra cui sicuramente l’Italia. Inoltre, abbiamo già fatto sopralluoghi in Oriente e negli Stati Uniti, perciò spero si apriranno presto nuove opportunità.

 

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Giuseppe Flavio Pagano

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