L’importanza del (buon) brand storytelling

Raccontare la storia di un’avventura imprenditoriale, fare cioè storytelling di un brand, è più difficile di quanto sembri. Ci vogliono professionalità e strumenti adeguati. Ma soprattutto è necessaria la storia. O meglio è necessario farla affiorare e saperla offrire a chi legge.

Non è così scontato pensare alla propria attività e individuarne di primo acchito gli aspetti più coinvolgenti per il proprio pubblico. Si può rimanere bloccati a chiedersi…ma in fondo qual è la storia della mia azienda? Che cosa d’interessante ho da raccontare? Ma riflettendo poi si trova sempre uno spunto, una situazione, che valga la pena di condividere e capace di dare il senso del proprio percorso di business.

Lo storytelling, d’altra parte, è diventato uno degli strumenti imprescindibili nel marketing. E se ne parla al punto che rischia l’inflazionamento e la perdita di significato. Ma resta, comunque lo si voglia chiamare o intendere, uno dei modi più efficaci per stabilire un rapporto stretto con la propria audience.

In tanti lo hanno capito. Molti brand già lo fanno, alcuni bene, altri meno. E le ricerche di marketing confermano che fa la differenza, perché la gente si appassiona alle storie. Le persone si connettono attraverso racconti e narrazioni. Avviene da sempre.

Se due aziende presentano prodotti e dati ugualmente interessanti e convincenti, su quale cadrà la scelta? Probabilmente su quella che si racconta meglio, che fa leva sul nostro istinto, la nostra “mente primordiale”, che è la parte di noi da cui nascono simpatie o antipatie profonde. Qualcuno direbbe la ‘pancia’. Ecco le storie parlano alla ‘pancia’, o, se ci riescono, all’anima degli individui.

A supporto di ciò. Il neuro-economista Paul Zak aggiunge che quando ci imbattiamo nelle storie, i nostri livelli di cortisolo e ossitocina aumentano. Il cortisolo ci rende più attenti e l’ossitocina ci rende più simpatici/empatici. In definitiva, dunque, se si vuole aumentare l’attenzione intorno al proprio business e si ambisce ad entrare in sintonia con clienti e prospect, è necessario saper raccontare storie coinvolgenti.

Ma cosa rende un racconto avvincente? Da sempre il buon giornalista si affida alle cinque “W”: What, Who, When, Where, Why. Ma se queste restano un’ottima bussola per i reporter, non sempre aiutano il brand journalist. A questi è richiesto uno sforzo d’immaginazione, la costruzione di un ‘ponte’ fatto di parole (e non solo…) che raggiunga la mente ‘primordiale’ del pubblico di riferimento.

E nel porre la prima pietra di questo collegamento ideale, fondamentale è ovviamente il contributo di chi conosce l’impresa nel profondo, al quale si richiede un processo approfondito e sistematico di riflessione su eventi, situazioni, spunti, episodi significativi da cui partire per cominciare a costruire la struttura narrativa.

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Fabio Carlini

Giornalista ed esperto in comunicazione, è affascinato dal variegato universo delle start-up del web, che è al centro, non di rado, dei suoi sforzi e delle sue velleità creative.

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